Archive for the ‘scuola’ Category

Votati dai ragazzi?

lunedì, aprile 19th, 2010

La dove non arriva lo Stato arriva forse il web? Sembra che ormai in America, sia impazzata la moda di dare il voto ai professori su alcuni social network nati a questo scopo. Il fenomeno è cominciato nelle Università e nei Campus degli Stati Uniti e da noi è arrivato negli ultimi due anni. Non sono più solamente gli insegnanti a stilare i voti, ma anche gli alunni possono dire quanto quell’insegnane sia valido oppure no, a loro giudizio ovviamente. Molti insegnanti forse tremeranno? Che dire di questo fenomeno che per il momento non è ancora esploso in Italia come moda giovanile, ma che potrebbe prima o poi diventarlo? A ben vedere oggi tutto funziona con il voto, anzi con il televoto, e gli adolescenti attaccati al loro cellulare hanno il potere di decidere chi vincerà Sanremo o il Grande Fratello. Ci chiediamo se siano pronti per questo ruolo che il mondo della comunicazione stà sempre più mettendo nelle loro mani. In questa logica, più che altro commerciale, che si sta affermando, decidere se un concorrente o un insegnante debbano andare a casa, appare agli occhi dei ragazzi più o meno la stessa cosa. Un sistema di valutazione ben strutturato e più costante dei lavoratori, specie nel mondo della scuola, forse andrebbe introdotto, anche perchè si ha a che fare con “materiale umano”; da qui ad accogliere il giudizio degli alunni, ce ne corre. Eppure il nuovo corso della rete, quello social per intenderci, rischia di mettere in piazza con estrema facilità, quei difetti che anche un insegnante o un educatore modello può avere se in quel momento non risponde a determinate esigenze dell’utenza. Sarebbe forse il caso di ridimensionare il ruolo sempre più di primo piano che la società affida ai giovanissimi. Senza nulla togliere ad una serena e oggettiva valutazione dell’operato di un insegnante che deve venire però da fonti autorevoli e competenti.

Testimoni nel mondo digitale: alcune semplici regole

venerdì, aprile 16th, 2010

Il rapporto degli educatori con i minori in rete, richiede oggi ancor più che in passato, attenzione e anche una buona dose di precauzione. Sia come operatori nel mondo della scuola, che come operatori pastorali, catechisti, animatori ecc…, nelle relazioni mediali, considerando che i bambini cominciano a iscriversi a Facebook già in quarta elementare, si devono seguire delle poche semplici regole, dettate più che altro dal buon senso e dalla saggezza dell’età adulta. Perchè da una parte la scuola, la chiesa stessa, invitano sempre di più gli educatori a entrare nel mondo dei giovani e utilizzare i nuovi media per relazionarsi con loro, dall’altra non essendoci regole chiare in proposito, si rischia che qualche genitore non approvi che si possa fare istruzione o educazione anche sul web con i loro figli. Prendiamo come esempio il social tetwork del momento, Facebook, dove è facile che gli alunni o i ragazzi del catechismo ci chiedano l’amicizia. Le possibilità possono essere solo due, o si accetta o non si accetta, sia che si tratti del nostro unico profilo, sia che si tratti di un altro account creato ad hoc per la scuola o per la parrocchia. Non accettare sinceramente mi sembrerebbe un venir meno allo spirito che anima il web 2.0 e l’entusiasmo con il quale i ragazzi vogliono che estendiamo la nostra amicizia verso di loro anche sul web. Accettare però significa avere la possibilità di rapportarsi a loro in modalità “uno a uno” che non è consigliabile specialmente con i più piccoli. Che fare allora? La soluzione a mio avviso risiede in un atteggiamento trasparente, corretto, anche nei confronti dei genitori, che devono essere informati nelle sedi più opportune, in parrocchia la domenica, a scuola nei ricevimenti o nei consigli di classe. Contestualmente è bene sempre far riferimento anche al Dirigente Scolastico o al Parroco. Un eccesso di prudenza in questi casi non è mai troppo. E anche nel caso in cui non ci siano, da parte dei genitori, ostacoli di nessun genere, come spesso succede, il consiglio è quello di scegliere bene la modalità di relazione tramite posta, messaggi in bacheca, commenti ecc… Personalmente mi sembra che l’invio generico di comunicazioni a tutti indistintamente (lezioni, avvisi, segnalazioni di materiali online, video ecc…) possa essere una strada percorribile, preferendo così la modalità “uno a molti”. Fatte salve queste poche semplici regole, sono sicuro che ognuno sceglierà le proprie strade per dialogare al meglio sul web con i ragazzi che gli sono affidati, basta però che le modalità siano state concordate e decise a priori, per la serena e pacifica convivenza e lavoro di tutti, educatori, genitori e figli.

Gli insegnanti di Religione Cattolica e i Nuovi Media

mercoledì, aprile 14th, 2010

Nella rivoluzione digitale che ha investito la Scuola e la Chiesa negli ultimi due anni, non potevano certo mancare gli insegnanti di religione cattolica che da sempre hanno fatto dell’aggiornamento e dell’attenzione al mondo dei giovani il loro punto di forza. Avere un insegnante di religione che usa le nuove tecnologie in classe è un’esperienza che molti dei nostri alunni hanno fatto o stanno facendo, molto più che con altre materie scolastiche. In questi tre anni di attività, con il mio blog ne ho incontrati tanti, che hanno cominciato un percorso immersivo nel mondo dei nuovi media, non senza difficoltà, che hanno trovato la forza si rimettersi in discussione e hanno ritrovato proprio in questo la spinta, l’orgoglio per andare avanti, nonostante le difficoltà che una materia opzionale come la nostra comporta. Monica, Carmela, Lavia, Loris, che hanno aperto un loro blog dedicato agli alunni, un blog educativo, ma anche tanti altri che fanno informazione, e altri ancora che animano i social network con una presenza costante e affidabile. Gli insegnanti di Religione hanno anche un loro piccolo social network dove scambiarsi materiali, idee e suggerimenti: un modo per ritrovarsi e condividere alla fine della giornata le gioie e i problemi, con persone che vivono la stessa esperienza tutti i giorni e con le quali possono capirsi nel profondo. A Gennaio si è svolto un incontro con tutti i referenti regionali per le nuove tecnologie presso l’Ufficio Nazionale per l’Irc della CEI: si è parlato di libro misto, cartaceo e digitale, in arrivo dal 2012. Anche gli insegnanti di religione saranno presto travolti da questo cambiamento sostanziale per la scuola italiana, legata simbioticamete al tradizionale libro si testo. Gli insegnanti di religione però ci sono, sono già pronti, sapranno come sempre è successo, raccogliere la sfida di questo nuovo cambiamento sociale e insieme scolastico.

Podcast: la chiesa e la scuola vanno in onda

lunedì, aprile 12th, 2010

Uno dei linguaggi emergenti nell’era crossmediale è indubbiamente l’uso del Podcast (Personal Option Digital Casting), come forma di comunicazione diretta, orizzontale e veloce. Il podcast, brevi trasmissioni audio di commento o lettura di brani, costituisce uno degli esempi più evidenti di quello che è stato chiamato in linguaggio 2.0, “User Generated Content” (contenuti generati dagli utenti). Se ne è cominciato a parlare con l’avvento dei primi iPod e con la possibilità di portare sempre con sè le trasmissioni o i file audio, da ascoltare in macchina, in autobus, in treno ecc… Uno dei primi podcast del mondo cattolico è stato quello ante-litteram del Card. Arinze, che già nel 2007 aveva realizzato il suo blog con la possibilità di ascoltare e scaricare le omelie della domenica. In questi ultimi tre anni i podcast cattolici sono cresciuti di numero e di qualità, tanto che oggi sul più popolare programma di iscrizione ai Podcast, iTunes, si trovano quelli di sacerdoti, di movimenti giovanili, e anche la Radio Vaticana ha il suo podcast. Basta scorrere questa lista per rendersi conto di quanto il podcast sia diventato uno strumento e un linguaggio familiare nelle nostre parrocchie, movimenti e associazioni ma anche per il singolo credente che vuol far sentire la propria voce. D’altra parte proprio per la sua economicità (a costo zero) e per la sua praticità, il podcast, può essere usato in parrocchia o in diocesi al posto o a integrazione della classica radio. Si possono mettere online notizie di eventi sia parrocchiali che diocesani, può sostituire almeno per quanto riguarda l’utenza giovanile, il vecchio giornalino di carta che veniva distribuito in chiesa la domenica mattina. I giovani possono portarsi nel loro lettore mp3 le omelie del Vescovo (come quelle fatte in passato dal Card. Tettamanzi per la Quaresima su Youtube), le letture della settimana (come avviene per il podcast sul sito della Diocesi di Milano e su quello delle Edizioni Paoline). I ragazzi e i gruppi giovanili possono rendersi loro stessi autori di podcast, leggendo e raccontando le loro esperienze formative, il loro punto di vista su quello che avviene nel mondo, ecc…

La scuola in questo senso non è da meno. Come strumento prevalentemente audio, viene usato per creare audiolibri letti dagli stessi ragazzi, per creare radio-giornali di classe e come un ottimo strumento per cimentarsi con le lingue. Il bello del podcast è che si tratta di uno strumento “democratico”, perchè avvicina l’insegnante agli alunni e gli alunni tra di loro; per realizzare un podcast ci deve essere un vero lavoro di equipè: chi prepara i dialoghi, chi legge, chi inserisce il podcast online e così via. I ragazzi entrano a far parte del processo di apprendimento guidati dal loro insegnante.

Il podcast costituisce dunque una nuova forma di comunicazione che trova nei giovani possibili autori-fruitori; è la storia che va avanti che cambia linguaggi e modalità di trasmissione di contenuti, possiamo però dire che la chiesa e la scuola gli stanno andando volentieri incontro.

Internet o Tv?

venerdì, marzo 19th, 2010

Tra i nuovi e vecchi media più frequentati dai giovani di oggi, oltre al telefono cellulare, ci sono sicuramente Internet e la Tv, che negli ultimi anni hanno cambiato il loro volto, non senza conseguenze sulle abitudini e sui comportamenti, specialmente degli adolescenti. Mentre in passato collegarsi ad internet significava compiere ricerche, reperire materiali, inviare email, oggi l’utilizzo della rete da parte dei giovani, è finalizzato soprattutto all’uso delle chat, dei Social Network e di Youtube. Nel mese di Dicembre si è svolto a Pisa il Convegno annuale della SIP (Società Italiana di Pediatria), dal titolo «La Società degli adolescenti»; in quella occasione sono stati divulgati i dati di un sondaggio svolto su 1300 studenti delle scuole medie inferiori, di età compresa tra i 12 e i 14 anni, proprio sulle loro abitudini e stili di vita.

Che cosa è emerso? Quello che già un po’ si sapeva, che aumenta l’uso di internet tra i giovanissimi, specie per quanto riguarda Facebook, fenomeno dell’anno, con oltre il 50 % di adolescenti iscritti, e con un 17 % già intenzionato a farlo. Aumenta però, in controtendenza con gli anni precedenti, anche l’uso della Televisione: il 23 % degli intervistati dichiara di guardare la Tv più di 3 ore al giorno, alle quali vanno aggiunte, nella maggior parte dei casi, altre 3 ore davanti al computer, per un totale di 5-6 ore davanti ad un monitor.

C’è da dire inoltre che anche la TV ha cambiato il suo volto negli ultimi anni, e ai programmi per ragazzi di tipo ricreativo-documentaristico si sono sostituiti pseudoprogrammi del tutto discutibili come alcuni Reality Show. Basta osservare i ragazzi nei momenti ricreativi per notare come certe dinamiche di rivalità e di competizione negativa siano entrate nel loro modo di rapportarsi ai coetanei e agli “amici”. E non è un caso. La televisione dunque, ed emerge sempre dal rapporto SIP dell’anno scorso, peggiora, dal punto di vista qualitativo, le abitudini e i comportamenti degli adolescenti, fino al punto di poter dire che i ragazzi che guardano molta televisione (più di 3 ore al giorno), hanno una propensione significativamente superiore alla media ad assumere fumo, alcol e droga e ad essere indifferenti alle immagini di violenza viste in Tv (51%). Ci sarebbe già abbastanza materiale per spegnere la televisione fino a data da destinarsi, anche se sappiamo bene che in ogni strumento si possono nascondere pericoli e insidie, stà dunque al mondo degli adulti guidare i giovani nel discernimento di ciò che è bello, buono e di ciò che invece non lo è. Rimangono sempre vere a questo proposito le parole di Papa Benedetto XVI pronunciate l’8 Dicembre nel bellissimo discorso di Piazza di Spagna:

Quanto abbiamo bisogno di questa bella notizia! Ogni giorno, infatti, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono.

Credo che ogni educatore, ma anche ogni operatore del mondo delle telecomunicazioni, dovrebbe lasciarsi provocare da queste parole, per far si che ai ragazzi vengano offerte opportunità di crescita attraverso situazioni e prodotti di quella buona qualità che sembra ormai venuta meno.

Le difficoltà dell’apprendimento

mercoledì, marzo 17th, 2010

Generazione di svogliati, disattenti, bulli, che finiscono per essere bocciati e ripetere più volte una stessa classe. E’ la fotografia, per fortuna non estesa a tutti, degli alunni della scuola italiana di oggi, tra realtà ed amplificazione. Il problema comunque esiste, oggi come ieri, e non solo in Italia. “Perchè mi bocci?” è il titolo di un convegno organizzato dall’ADI (Associazione Docenti Italiani), alla fine dello scorso febbraio. Tema centrale la personalizzazione dell’apprendimento, in una scuola che può diventare sempre più inclusiva se al suo interno cerca di mettere in atto alcune strategie:

- un’ équipe educativa coordinata e cooperante in modo formale e informale
- un’ équipe di consulenti
- la presenza di pratiche di apprendimento cooperativo
- una particolare attenzione ai bisogni degli allievi
- la pianificazione e la concertazione
- la formazione continua
- la valutazione degli interventi
- molte risorse umane

Non basta dunque il ritorno alla disciplina e alla severità, da più parti invocate come la panacea della scuola, serve anche altro. Lo aveva già intuito Sant’Agostino, che nelle sue “Confessioni” racconta la sua esperienza di alunno e le difficoltà di un apprendimento imposto e non voluto. Parole che hanno ancora oggi conservano uno spessore e un significato importante per insegnanti ed educatori.

Perché dunque odiavo la letteratura greca, che pure non è da meno quanto a poemi? Indubbiamente anche Omero è un sapiente tessitore di favole, deliziosamente leggero. Eppure da bambino mi riusciva indigesto. Credo che questo succeda anche ai bambini greci con Virgilio, se sono costretti a studiarlo come lo ero io con Omero. Era la difficoltà, nient’altro che la difficoltà di apprendere una lingua straniera a cospargere come di fiele tutte le greche delizie di quelle narrazioni favolose. Io non sapevo una parola di greco, e mi assillavano furiosamente perché lo imparassi, torturandomi con la minaccia di terribili castighi. C’è stato un tempo, nella primissima infanzia, in cui neppure di latino sapevo una parola: e tuttavia m’è bastata un po’ d’attenzione a impararlo, senza spaventi e torture, anzi fra le carezze delle balie e i loro giochi e le risa. L’ho imparato senza esservi incalzato sotto il giogo della disciplina, quando era il mio cuore a incalzarmi perché dessi alla luce quello che concepiva: il che non sarebbe avvenuto, se alcune parole non le avessi imparate non dagli insegnanti, ma da altri parlanti con le orecchie pronte ad accogliere tutto ciò che mi veniva in mente e che io vi riversavo. E questa è un’illustrazione abbastanza chiara della maggior efficacia che la libera curiosità ha rispetto a un pavido affannarsi sotto costrizione, per quanto riguarda questo genere di apprendimento.
S.Agostino (Confessioni 14.23)

Fonte Immagine: Wikimedia