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Come cambia la scrittura nell’era crossmediale

venerdì, marzo 12th, 2010

L’uso delle apparecchiature digitali, specialmente dei cellulari e del computer, ha modificato o sta modificando, il modo con il quale i ragazzi scrivono e in generale la comunicazione attraverso la rete. Dal linguaggio verbale proprio della vita reale e della televisione, si sta tornando all’uso massiccio della scrittura, per inviare un sms, chattare su msn, scrivere nei forum, scrittura spesso accompagnata da immagini che completano il testo. La parola d’ordine è “essenzialità”: scrivere in poco spazio, con pochi caratteri, 140 su twitter, 160 per un sms ed eventualmente inserire una immagine o un emoticon (una faccina) che aiuti a rappresentare graficamente quello che vogliamo esprimere. “Dmn matt nn c’è scl, se c 6 c vdm x andare in città, porta qlcn, c si vd + o – alle 9 anke se piove”, questo è un messaggio tipico dei nostri giovani che, costretti a rientrare nello spazio fornito loro dalle tariffe dell’operatore mobile, hanno imparato a comunicare così, anche a scuola quando si mandano i bigliettini tra un’ora e l’altra. Si ricorre ai simboli +, -, x, alle contrazioni delle parole generalmente togliendo le vocali, “semitizzando” in questo modo la scrittura (le lingue semitiche scritte non hanno infatti le vocali) e si fa ampio uso dei numeri, 6 e 8. A lungo andare questo modo di comunicare potrebbe creare mutamenti nella lingua scritta, se si pensa che a scuola si lamenta già la presenza nei temi e nelle dissertazioni scritte di queste forme abbreviate. Più raramente ciò avviene nelle Università ma è solo questione di tempo. Se è vero che l’espressione linguistica condiziona però anche il modo di pensare e di ragionare, allora il rischio o la semplice conseguenza di tutto ciò, potrebbe essere l’evoluzione di un pensiero sintetico, schematico, essenziale. A questo si aggiungerebbero gli effetti di una ormai assodata pratica del multitasking, cioè del compiere più azioni contemporaneamente (scrivere un sms, guardare la tv, giocare ad un videogioco e rispondere ad una mail), che porta con se a quanto sembra, distrazione, incapacità di fermarsi a riflettere, “velocità” del pensiero piuttosto che “profondità” di pensiero.

La comunità scientifica è divisa tra coloro che paventano un futuro in cui le capacità di analisi e di memorizzazione verranno meno, perchè depositate in internet, e coloro che invece vedono anche delle opportunità per lo sviluppo di un pensiero non più “lineare, sequenziale” come era quello delle vecchie generazioni, ma “ipertestuale” e per questo capace di affrontare le sfide della complessità del mondo che verrà. Nel frattempo genitori ed educatori non possono far altro che affidarsi ancora una volta al buon senso, aiutando i ragazzi e spiegando loro che è possibile utilizzare linguaggi diversi in ambienti diversi, che non bisogna sempre ridurre un discorso o una riflessione a poche semplici frasi, che non è bene fare un uso consumistico dei media a danno della riflessione e della concentrazione. Poche semplici regole che però possono aiutare i giovani a vivere nel loro mondo e nel loro tempo, con consapevolezza e responsabilità.

La Parabola del Buon Educatore

lunedì, marzo 8th, 2010

In questi giorni sono state rese note le valutazioni del primo quadrimestre nelle scuole italiane. Materie a parte, 63 mila alunni, tra medie e superiori, hanno preso un 5 in condotta. Una cifra non da poco che corrisponde quasi sicuramente ad un disagio che vivono i nostri giovani a livello sociale e che si riflette poi nel loro rapporto con la scuola. Ci si chiede o ci dovremmo chiedere: in che modo aiutare questi ragazzi? Di quali educatori ha bisogno oggi la scuola italiana? Ho trovato in rete la “Parabola del Buon Educatore”, che a quanto mi risulta è stata scritta dai Salesiani argentini e non ancora tradotta in italiano. Grazie ad un collega di religione, che l’ha tradotta per me, ho pensato di inserirla in questo articolo per aiutare il nostro cammino di riflessione in vista del convegno di aprile.

In quel tempo, il Signore Gesù era alla porta di un lussuoso albergo dove si stava svolgendo un congresso sull’educazione. Alla fine della conferenza di quel giorno, iniziarono ad uscire gli esperti e gli inviati speciali. Gesù sorrise con piacere a tre bambini che ballavano intorno a lui davanti al disappunto dei suoi seguaci, allora un pedagogista che lo riconobbe, decise di sottoporlo ad una prova un po’ per curiosità e un po’ per farsi bello davanti ai suoi colleghi. Gli si avvicinò e gli disse: “Maestro cosa devo fare per essere un buon educatore?” Gesù gli rispose a sua volta: “Che cosa sta scritto nel libro della tua scienza?”. “Rispetta le tappe evolutive dell’allievo e incentiva nel ragazzo il desiderio di imparare, poi valutalo con giustizia”, disse il dottore di pedagogia, provocando una sorta di mormorio di approvazione tra i presenti. “Hai risposto bene” gli disse Gesù, “agisci così e raggiungerai la vita eterna per le vie dell’insegnamento”. Quindi per giustificare il suo intervento, il dottore di pedagogia fece questa domanda: “e chi è il mio allievo?”. Gesù torno a prendere la parola e rispose: “Un giovane frequentò per un periodo la scuola, i giorni passavano e il giovane vedeva soltanto crescere dentro di sè una sensazione di angoscia e di estraneità, davanti a tutte le proposte educative che gli venivano fatte, e il rapporto con i suoi insegnanti si deteriorava sempre di più. Da una parte per l’insensatezza delle proposte che gli venivano fatte, dall’altra per le difficoltà enormi che incontrava, ogni volta che gli si parlava in modo incomprensibile, e anche per la lontananza tra l’ambiente della scuola e la sua realtà quotidiana. Un giorno si stancò di stare chiuso in quelle quattro mura, si stancò dei gesti che molte volte lo avevano umiliato, si stancò di quelle parole che gli auguravano un futuro luminoso, e che tuttavia aumentavano l’oscurità del suo presente. Si stancò inoltre di quelle dinamiche che gli negavano tutto, e allora uscì dalla scuola e si mise gli auricolari del suo iPod, e decise di passare il suo tempo non facendo nulla, sconcertato, come ferito a morte nella sua speranza e si sedette ai margini della propria vita… la sua vita… guardandola morire poco a poco. Successe allora che passarono due alti funzionari del Ministero dell’Istruzione e commentarono quasi all’unisono: “quante persone buttano via il proprio tempo, in questo Paese dove l’uguaglianza di possibilità è un fatto, queste persone sono un affronto!! Queste persone fanno molto male anche alle nostre statistiche” e guardando il ragazzo lo accusavano dicendogli: “smettila di stordirti cercheremo a tempo debito qualche norma che possa risolvere casi come il tuo, però nel frattempo devi tornare a scuola”. Il giovane ovviamente non li ascoltava, ma comprese dalla durezza dei loro volti che lo stavano provocando, si ripiegò sul marciapiede e chiuse i suoi occhi. I due funzionari allora proseguirono il loro cammino velocemente senza accorgersi che davanti a loro stavano sopraggiungendo tre professori, che stavano finendo di discutere di una problematica socio educativa, e alla vista dell’atteggiamento di abbandono del giovane uno di essi commentò: “tipica conseguenza di un sistema educativo che esclude i giovani, non si fa altro che replicare le dinamiche tipiche di un sistema, vittimizzando le classi più marginali”. “E’ così, il metodo scolastico da importanza alla cultura dominante aumentando il divario rispetto agli emarginati che abbandonano la scuola non trovando in essa i valori della propria cultura popolare”, aggiunse il secondo senza nemmeno prendere fiato, tanto era ansioso di potersi esprimere con chiarezza su quello che stava osservando. Il terzo non si limitò ad ascoltare ma si sentì in obbligo di aggiungere: “…il che provoca una perdita di autostima che a sua volta genera una crisi di identità… e tutto un problema complesso colleghi”. Soddisfatti per aver potuto spiegare la situazione di questo giovane diventato oggetto di studio, proseguirono il loro cammino. Nel frattempo passò di lì una maestra che quasi inciampò sul corpo del ragazzo. Era sovrappensiero perché si stava ricordando che la Dirigente della scuola dove lavorava, facendo il doppio turno, l’aveva richiamata per il ritardo nella consegna del piano annuale didattico. Inoltre non aveva elaborato gli obiettivi e le finalità decise in una riunione con i padri luminari di tutta la comunità educativa. Nell’accurato raccoglitore o cartella nella quale conservava un così importante documento da mostrare all’Ispettore non appena avesse visitato la sua scuola, mancava solamente la sua programmazione. A nulla era servito il tempo impiegato in più per seguire il “piccolo riccardino”, che con i suoi dodici anni si faceva già carico dei fratellini più piccoli, mentre la mamma lavorava come inserviente per mantenere tutta la famiglia. A nulla era servito dedicarsi ad un progetto di lavoro e di sostegno ai suoi alunni per una mensa pubblica che si stava allestendo presso una parrocchia delle vicinanze. La sua prima reazione davanti al giovane riverso sul marciapiede fu di perplessità. Sentì di non avere una risposta adeguata per lui e spesso le succedeva così, e anche per questo le piaceva essere una maestra. La perplessità la induceva ad apprendere a ragionare. Si sedette a fianco del giovane, tolse un auricolare dall’orecchio del ragazzo e se lo mise per ascoltare la stessa musica fino alla fine del pezzo. E fu così l’occasione per la maestra di stendere la sua mano verso il giovane, lo guardò in silenzio e con un gesto lo incitò ad alzarsi e camminare. La semplicità del gesto e la serenità dello sguardo, vinsero ogni tipo di resistenza. Erano molte le ferite che avevano segnato l’anima di quel giovane, quelle stesse che gli avevano rubato l’illusione, così che la maestra non potè che farsene carico e cominciò a spiegargli qual era la sua ragione di vita, i valori che davano senso alla sua esistenza così complicata e scoprì la grande forza che aveva la pedagogia della tenerezza. Il giovane che intanto aveva cominciato a camminare in modo apatico, poco a poco sentì accendersi il cuore nell’ascoltare le parole della maestra. Si allontanarono sempre di più dalle vie del centro e la periferia li accolse in un abbraccio del tramonto, strade di fango, profumo di pane appena sfornato e il suono familiare del quartiere popolare. Arrivati ad un incrocio si imbatterono nella scuola e allora la maestra parlò al Dirigente e disse prima di andarsene: “abbiate un po’ di pazienza con lui perché la sua allegria è tuttora convalescente e le sue speranze si stanno ancora cicatrizzando, ed è per questo che il suo desiderio di imparare non si manifesta apertamente. Insegnateli con dolcezza, aiutandolo a scoprire le sue potenzialità, quelle che nascono dal profondo e se qualche cosa non capirà, col tempo lo capirà da solo”. Finita la storia Gesù chiese al dottore di pedagogia “chi ti è parso che si sia comportato come un educatore del giovane?” Il dottore rispose “la maestra che passò per ultima, seppe fargli compagnia da prima con il suo silenzio, e poi con la parola, stabilendo così con lui un compromesso: condividere la speranza”. Allora Gesù disse: “và e comportati nello stesso modo”.

Fonte: Tic en el area de Religion

Cl@ssi 2.0 e LIM: qualcosa si muove nel mondo dell’istruzione

venerdì, marzo 5th, 2010

Anche la scuola italiana sta scegliendo l’innovazione tecnologica. Da quest’anno infatti 156 scuole selezionate in tutta Italia, porteranno avanti un progetto di sperimentazione di nuovi spazi di apprendimento chiamato Cl@ssi 2.0. Al momento le scuole sono state selezionate nella secondaria di 1° ma, stando all’ultimo incontro di coordinamento svoltosi a Roma in febbraio, presto partiranno le selezioni nella scuola primaria e secondaria di 2°.

In che cosa consiste il progetto? Dotare una classe delle più sofisticate tecnologie, dietro la presentazione di un progetto per creare nuove modalità di insegnamento/apprendimento, dove tutto viene rimesso in discussione anche la disposizione della classica aula scolastica, ormai considerata vetusta.

Le scuole selezionate, a partire dal settembre 2009, sono state invitate a relizzare 156 progetti diversi, sulla base di alcuni input dati dal Miur e dalle Università, con particolare attenzione all’utilizzo delle nuove tecnologie nella didattica. Il focus però non è tanto la tecnologia in sè, quanto l’utilizzo costruttivo che se ne può fare per lo sviluppo di competenze e apprendimenti significativi. Il progetto è monitorato dalla Fondazione Agnelli per la scuola, che in questi giorni sta girando in tutte le 156 classi e nelle relative classi di confronto (scelte nello stesso istituto scolastico) per somministrare questionari di ingresso del percorso, che sarà triennale.

E’ la prima volta che si pensa ad un cambiamento che arrivi dalla base e che non sia imposto tout court dal vertice e in questo forse sta la forza del progetto: dare voce alle scuole, agli insegnanti, agli alunni e ai loro bisogni formativi.

Insieme al progetto Cl@ssi 2.0 il Ministero della Pubblica Istruzione a partire da quest’anno, sta dotando le scuole italiane di Lavagne Interattive Multimediali (LIM) sostituendo di fatto la vecchia lavagna di ardesia, che apparteneva già alla scuola della mia generazione, ma ancor più drammaticamente alla scuola dell’800. Insieme alle cl@ssi 2.0, le lavagne interattive sono un ulteriore passo verso l’utilizzo didattico delle nuove tecnologie, che smuove gli insegnanti dal torpore e dalla routine in cui spesso finiscono, per rimescolare le carte e fornire agli alunni strumenti ed esperienze più coinvolgenti e al passo con i tempi che cambiano.

2° Congresso Nazionale della SIREM sull’Educazione con i Nuovi Media

giovedì, marzo 4th, 2010

Vi volevo segnalare il congresso nazionale della “Società Italiana di Ricerca sull’Educazione Mediale”, “Media – Tecnologie – Scuola”, che si svolgerà a Roma il 25 e 26 Marzo prossimi. Con il patrocinio di WeCa (Webmaster Cattolici), il Congresso affronterà le tematiche legate all’uso dei media e delle tecnologie nella didattica. Il programma è molto ricco, ci saranno interventi del Prof. Rivoltella dell’Università Cattolica, di altri docenti universitari sempre legati alla Sirem, di esponenti del Miur e dell’Ansas.

All’interno delle due giornate anche esperienze didattiche concrete legate al progetto Cl@ssi 2.0. Una buona occasione per riflettere sulle tematiche che stiamo affrontando in parte anche su questo blog.

iEducAzione a quale prezzo?

mercoledì, marzo 3rd, 2010

L’ingresso delle nuove tecnologie nel mondo dell’educazione pone alcuni problemi di ordine etico e morale, soprattutto laddove la disuguaglianza sociale è ancora una realtà di fatto. Non sto parlando dei paesi in via di sviluppo, dove il digital divide è evidente e dove però si stanno già pensando soluzioni a basso costo per fornire la tecnologia ai bambini più poveri; mi riferisco piuttosto allo “svantaggio mediale” di casa nostra, a quei giovani che non sono cresciuti con la tecnologia a portata di mano, e che già adesso soffrono la distanza con i loro coetanei più “attrezzati” o, per dirla tutta, più “ricchi”. Sto parlando dei nuovi poveri, dei figli di immigrati, per la maggior parte sprovvisti di un computer e di ogni altra apparecchiatura elettronica. Non è fantasia purtroppo, chi vive nelle scuole di frontiera lo sa bene. Mi viene in mente la frase che disse una povera donna a un Lorenzo Milani ancora giovane, e non ancora prete, che mangiava beatamente un panino in una zona degradata di Firenze: “Non si mangia il pane bianco nelle strade dei poveri!”. Bisogna stare attenti quando si parla di nuove tecnologie, sia come educatori, che come Chiesa, ad accogliere tutti, anche coloro che al momento soffrono per questa mancanza.

Mi chiedo se le nostre parrocchie, le nostre diocesi non dovrebbero mettere a disposizione dei giovani “spazi di connessione” alla rete, gratuiti, protetti, educativamente propositivi ed efficaci. Occasione per dimostrare ancora una volta la vicinanza e l’attenzione della comunità ecclesiale ad un problema rilevante come quello del mondo giovanile più indigente.

Al tempo stesso promuovere una cultura dell’open source, del computer a basso costo, come quelli che Negroponte sta proponendo ai paesi poveri. Una sorta di “Carità Digitale” mi verrebbe da dire, e la Chiesa sono sicuro saprebbe fare bene in questo senso. Nel video qui sotto, viene illustrato il progetto “Pc nello Zainetto”, per fornire gli alunni di un computer low cost come sviluppo, anche nella scuola italiana, dell’idea di Negroponte.

Fra noia e competenze digitali

lunedì, marzo 1st, 2010

“Se la noia fosse un fossile la scuola sarebbe un museo”, con queste parole uno studente italiano descrive la sua giornata a scuola. La noia, è facile intuirlo, nasce da una scollatura piuttosto drammatica, nel vissuto quotidiano dei nostri giovani, e cioè tra il loro stare a scuola e il resto della loro giornata. A scuola passivi uditori di monologhi “unimediali”, cioè che usano spesso un solo canale di comunicazione, la voce dell’insegnante, a casa attivi fruitori, e al tempo stesso generatori, di contenuti “multimediali”, nei quali i canali di comunicazione differiscono e si intrecciano tra loro. Ma forse la noia non è l’unico problema e sicuramente non è quello più importante. Che la noia faccia parte della vita, è bene che i ragazzi comincino a sperimentarlo già da piccoli, non è mai stato divertente studiare e impegnarsi a fondo in una attività disciplinare. E non è bene neanche che si abituino al “consumismo didattico”, cioè ad avere sempre qualcosa di nuovo e divertente da fare. Tuttavia quello che forse è importante sottolineare è che la distanza che si è venuta a creare negli ultimi anni tra i due mondi nei quali i ragazzi passano la loro vita, la scuola e la loro casa, rischia di compromettere la formazione di futuri cittadini capaci di padroneggiare le tecnologie dell’informazione e quindi in grado di soddisfare le richieste del mercato del lavoro. E’ anche per questo che l’UE già da anni sta investendo sulla formazione digitale delle nuove generazioni; le competenze digitali rientrano infatti tra le competenze chiave di cittadinanza uscite dalle Raccomandazioni del Consiglio Europeo del dicembre 2006.

Anche la scuola italiana si sta attrezzando con le LIM (Lavagne interattive multimediali) e con il Progetto Cl@ssi 2.0 sul quale ritorneremo in seguito. La finalità di tutto questo è rimotivare lo studente alla scuola, ma anche fornirlo di quel background tecnologico che lo possa sostenere nel corso degli studi. Il video che ho inserito qui sotto, in modo forse un po’ perentorio, invita a riconsiderare l’insegnamento a partire dall’uso delle nuove tecnologie che ormai fanno parte del vissuto dei ragazzi e che possono arricchire il fare scuola nel XXI secolo.

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