Archive for the ‘testimoni digitali’ Category

Testimoni Digitali: cosa riportiamo a casa…

lunedì, aprile 26th, 2010

Sabato con l’udienza in Vaticano, è terminato il convegno “Testimoni Digitali” del quale potete rivedere le registrazioni sulla home page del sito. Stavo riflettendo in questi giorni su quali frutti, quali idee, quali suggestioni mi hanno accompagnato durante e dopo il convegno e vorrei condividerle con voi in tutta semplicità e amicizia. Comincerei dalla straordinaria partecipazione che mi ha molto colpito, 1200 persone da tutta Italia, operatori del mondo della comunicazione, insegnanti, educatori, sacerdoti, vescovi, religiosi. Possiamo dire che la Chiesa era ben rappresentata in tutti i suoi carismi e vocazioni. Sono nate o si sono consolidate delle amicizie, la frase che ricorreva di più è stata “ci siamo conosciuti in rete, adesso ci siamo finalmente conosciuti di persona”. Questo è stato il primo frutto del convegno! Passare dal virtuale al reale, e chissà quante persone sono rimaste fuori, perchè non hanno fatto in tempo a prenotare: non oso immaginare quanti saremmo stati se il convegno non avesse avuto un limite numerico. Tutta questa adesione all’iniziativa la dice lunga sul bisogno dei cattolici di confrontarsi su questo tema quantomai attuale. Stiamo entrando ormai a pieno titolo nel continente digitale, senza paure, è stato detto una volta per tutte, ma con saggezza e prudenza. I rischi e i pericoli della vita “liquida” non devono scoraggiare e bloccare la testimonianza, ma al contrario portarla su un piano più alto che dia forma, sostanza e spessore alle relazioni in rete. Sono contento che si sia finalmente parlato a più riprese, Padre Spadaro prima e Padre Lombardi dopo, delle profetiche intuizioni di Theillard De Chardin sulla Noosfera, che conduce l’umanità al punto Omega, cioè alla riunificazione con Cristo, del quale la rete è una ulteriore tappa significativa. Mons. Celli ha usato un brano degli Atti, l’incontro di Filippo con l’Eunuco per descrivere l’incontro della Chiesa con il popolo della rete, quello che Papa Benedetto ha definito il “Portico del Gentili”, coloro che sono sfiduciati ed hanno nel cuore desideri di assoluto e di verità non caduche. In questo “mare digitale” la Chiesa deve navigare con passione, ha detto il Papa, quell’ “essere per esserci” che Mons. Pompili ha ricordato nella sua introduzione all’udienza. Il senso di questo incontro di Roma lo trovo riassunto in questi pochi passaggi, che come un unica voce ci chiamano ad abitare più consapevolmente di ieri gli spazi digitali. Per quanto riguarda l’educazione o meglio la iEducazione, forse sarebbe stato bello approfondire meglio il discorso, magari accogliendo esperienze di lavoro nel mondo degli adolescenti e preadolescenti, che poi sono i veri nativi digitali. Un suggerimento che magari sarà oggetto chissà del prossimo convegno, che speriamo non sia di nuovo tra 8 anni…

Alle porte del convegno

mercoledì, aprile 21st, 2010

Siamo ormai prossimi al convegno “Testimoni Digitali” che inizierà domani pomeriggio a Roma e del quale potrete seguire la diretta a partire dalla home page del sito. Gli ospiti, i partecipanti e le attese sono molteplici; dall’ultimo convegno “Parabole mediatiche” sono passati tanti anni e nel frattempo il web è cambiato, la società è cambiata, la Chiesa stessa sta cambiando per essere testimone anche nel mondo digitale. Mi ha colpito tuttavia l’omelia del 18 aprile a Malta, di Benedetto XVI, nella quale il Papa ha messo in guardia i cattolici contro il rischio di una moderna idolatria che rischia di mettere sull’altare della fede la tecnologia piuttosto che Dio. Parole profondamente vere se pensiamo all’uso smodato che i nostri ragazzi fanno dei nuovi media.

Saranno capaci di trovare nella loro vita testimoni digitali che mostrino la via di un uso sobrio e consapevole della tecnologia? Alla vigilia del convegno, insieme ai messaggi per le giornate delle comunicazioni sociali, le parole del Papa pronunciate a Malta, aiuteranno e guideranno le riflessioni in questi giorni importanti di incontro. Mi auguro che anche l’udienza in Vaticano di sabato mattina, porti nuova linfa al dibattito in corso nella Chiesa sulle tematiche legate alle tesimonianza evangelica nell’era crossmediale.

Testimoni nel mondo digitale: alcune semplici regole

venerdì, aprile 16th, 2010

Il rapporto degli educatori con i minori in rete, richiede oggi ancor più che in passato, attenzione e anche una buona dose di precauzione. Sia come operatori nel mondo della scuola, che come operatori pastorali, catechisti, animatori ecc…, nelle relazioni mediali, considerando che i bambini cominciano a iscriversi a Facebook già in quarta elementare, si devono seguire delle poche semplici regole, dettate più che altro dal buon senso e dalla saggezza dell’età adulta. Perchè da una parte la scuola, la chiesa stessa, invitano sempre di più gli educatori a entrare nel mondo dei giovani e utilizzare i nuovi media per relazionarsi con loro, dall’altra non essendoci regole chiare in proposito, si rischia che qualche genitore non approvi che si possa fare istruzione o educazione anche sul web con i loro figli. Prendiamo come esempio il social tetwork del momento, Facebook, dove è facile che gli alunni o i ragazzi del catechismo ci chiedano l’amicizia. Le possibilità possono essere solo due, o si accetta o non si accetta, sia che si tratti del nostro unico profilo, sia che si tratti di un altro account creato ad hoc per la scuola o per la parrocchia. Non accettare sinceramente mi sembrerebbe un venir meno allo spirito che anima il web 2.0 e l’entusiasmo con il quale i ragazzi vogliono che estendiamo la nostra amicizia verso di loro anche sul web. Accettare però significa avere la possibilità di rapportarsi a loro in modalità “uno a uno” che non è consigliabile specialmente con i più piccoli. Che fare allora? La soluzione a mio avviso risiede in un atteggiamento trasparente, corretto, anche nei confronti dei genitori, che devono essere informati nelle sedi più opportune, in parrocchia la domenica, a scuola nei ricevimenti o nei consigli di classe. Contestualmente è bene sempre far riferimento anche al Dirigente Scolastico o al Parroco. Un eccesso di prudenza in questi casi non è mai troppo. E anche nel caso in cui non ci siano, da parte dei genitori, ostacoli di nessun genere, come spesso succede, il consiglio è quello di scegliere bene la modalità di relazione tramite posta, messaggi in bacheca, commenti ecc… Personalmente mi sembra che l’invio generico di comunicazioni a tutti indistintamente (lezioni, avvisi, segnalazioni di materiali online, video ecc…) possa essere una strada percorribile, preferendo così la modalità “uno a molti”. Fatte salve queste poche semplici regole, sono sicuro che ognuno sceglierà le proprie strade per dialogare al meglio sul web con i ragazzi che gli sono affidati, basta però che le modalità siano state concordate e decise a priori, per la serena e pacifica convivenza e lavoro di tutti, educatori, genitori e figli.

Testimoni o Narcisi… Digitali?

lunedì, marzo 22nd, 2010

E’ già un po’ che se parla, ma il concetto rimane sempre lo stesso anche se assume nomi e sfumature diverse: narcisismo in rete, ego-surfing, narcisisti digitali ecc… Addirittura si parla di vere e proprie patologie legate alla depressione da assenza o esaltazione da presenza. Il desiderio di apparire, di esserci, quel “surfo ergo sum” che sembra permeare la vita di molti cittadini digtali, affondano le radici forse in un contesto socio-culturale che appiattisce, che isola nelle proprie case, che non offre punti di riferimento, specialmente per le giovani generazioni. Una ricerca condotta da una psicologa italiana che lavora alla University of Georgia, ha descritto bene il narcisismo su Facebook indicandone addirittura i tratti distintivi e insegnando ad altri a riconoscerlo. Che cosa è successo e perchè siamo arrivati a parlare di narcisi digitali? Lo sviluppo del web 2.0 negli ultimi anni ha rimesso al centro la persona dando voce a tutti, soprattutto a coloro che desiderano emergere dall’anonimato; un tempo c’era l’impegno sociale e politico a soddisfare questo desiderio di protagonismo, oggi è la rete la cura per le frustrazioni che la vita quotidiana porta inevitabilmente con se. Ora ci si chiede se il testimone digitale debba vivere la sua presenza in rete all’insegna di questa ricerca di consensi e di visibilità, oppure debbano essere altre le fondamenta sulle quali costruire una testimonianza autentica e nel nostro caso evangelica. Anche parlando di iEducAzione, viene da pensare che il testimone digitale è un “esserci per l’altro” e non per se stesso, e insegna agli altri a fare altrettanto. Specialmente nel mondo giovanile dove la ricerca di visibilità, di successo, alimentata dai reality show, spinge i giovani a mostrare spesso la parte peggiore di loro stessi attraverso video, foto, gruppi non sempre consoni alla morale e alla legalità, è urgente testimoniare che si può stare in rete in modo sobrio, amicale, solidale. Le energie che nascono dal desiderio di essere visibili possono essere canalizzate verso obiettivi comuni e condivisi con altri per il bene di tutti, estendendo questo impegno anche al di fuori della rete se necessario. Si moltiplicano le iniziative che nascono in rete e poi si concretizzano nella vita reale in incontri, manifestazioni, raccolte di fondi… Ad animare il testimone digitale devono essere la parole di Gesù che insegna al giovane ricco a farsi prossimo agli altri, ma anche l’avvertimento “chi si esalta sarà umilato e chi si umilia sarà esaltato”. Non è purtroppo scontato. Il convegno di aprile sarà sicuramente un luogo privilegiato dal quale potranno scaturire indicazioni e idee più chiare su cosa vuol dire per un cristiano del terzo millennio essere abitante e testimone del mondo digitale.

Solo questione di “Facetiquette”?

venerdì, febbraio 26th, 2010

Come educatori e testimoni nel mondo digitale credo ci dobbiamo porre il problema di come essere presenti nel mondo del web e soprattutto nei Social Network, dove le nostre attività sono monitorate e rese pubbliche in ogni istante della giornata. Nel più popolare Social Network del momento cioè Facebook, non si contano più i cattolici, laici, religiosi, secolari che hanno scoperto e sono entrati entusiasticamente in questo mondo della rete sociale.
Una volta si parlava genericamente di Netiquette cioè di un “insieme di norme di comportamento in rete volte a favorire la convivenza e a promuovere il rispetto reciproco”. Nel web 1.0 si riferiva ad esempio un certo comportamento da tenere nell’inviare delle mail, oppure sui forum o nelle chat. Con i Social Network le regole sono cambiate e viene da chiedersi se alla parola “Netiquette” non si debba sostituire quella di “Facetiquette”, cioè di un comportamento corretto di usare la nostra faccia e il nostro nome, perchè poi di questo si tratta, nell’intrattenere relazioni con altri, specialmente con i più giovani. In una testimonianza verace e autentica anche in rete, non è però sufficiente il “bon ton” o se vogliamo la “Facetiquette”, da osservare quando si inviano messaggi o si condividono video. E’ qualcosa di più a mio avviso. Si tratta di offrire un testimonianza di vita, di coerenza, di fede adulta, e non il “fanciullino”, per dirla alla Pascoli, che è dentro ciascuno di noi e che in rete paradossalmente riemerge più che nella vita “reale”. Facebook non è un gioco e tutto ciò che facciamo, diciamo, esprimiamo a parole e non, viene visto, ascoltato, letto da tutti coloro che sono nella nostra rete. Bisogna “essere” innanzitutto per “condividere”, o meglio, condividiamo ciò che siamo.

Ha fatto bene il Papa nel suo messaggio per la 44ª giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, a mettere in guardia contro il “rischio di un’utilizzazione dettata principalmente dalla mera esigenza di rendersi presente, e di considerare erroneamente il web solo come uno spazio da occupare”.

Di questo credo proprio che a volte si tratti.