Internet in sicurezza

aprile 9th, 2010 by luca paolini

La grande preoccupazione dei genitori che hanno figli “nativi digitali”, è che internet sia un mondo pericoloso, in gran parte sconosciuto, del quale però purtroppo non si può più fare a meno. Si stanno per fortuna moltiplicando gli incontri in parrocchia, i convegni, i seminari di studio, per “formare” i genitori alla conoscenza e alle precauzioni da prendere insieme ai figli quando si entra in internet. Mercoledi 14 aprile al palafiori di Sanremo, è previsto il 4° convegno “Internet e minori: sicurezza in rete” dal titolo “Anonimo digitale: l’identità dei minori su Internet”. Il convegno è stato pensato come una giornata di formazione per giovani e adulti, sulla protezione dei dati e dell’identità personale nel mondo digitale della rete. L’Associazione Webmaster Cattolici ha messo a disposizione già da tempo, nel suo sito, una simpatica guida illustrata che può essere utile ad un genitore che vuole educare il figlio ad un corretto uso del computer e di internet. Di solito infatti gli atteggiamenti che vengono assunti dai genitori in questo senso sono molto sbrigativi e diciamo più “comodi”: o l’atteggiamento censorio, oppure quello permissivo/senza controllo, entrambi non adeguati ai ragazzi. Anche la Polizia di Stato, in collaborazione con Microsoft, ha lanciato in questi giorni un sito internet “C’è più sicurezza insieme”, dove reperire informazioni utili sulla navigazione sicura, una pagina su Facebook, “Agente Lisa”, della quale ragazzi e genitori possono diventare fans, e una “Giornata della sicurezza sul web” che verrà celebrata ogni anno il 2 aprile.

Scuola Digitale? Una scuola aperta al mondo…

aprile 7th, 2010 by luca paolini

La possibilità di colmare le distanze geografiche, grazie all’uso della rete, offre anche grandi opportunità di colmare la distanza culturale tra i giovani del mondo occidentale e i giovani dei paesi in via di sviluppo. Negli ultimi due anni sono stati avviati dei progetti di “ponte digitale” tra scuole italiane e scuole africane grazie ad associazioni che lavorano nel campo dell’e-inclusion e della educazione alla mondialità. Una prima esperienza in questo ambito è stata quella di offrire alle scuole del Camerun l’attrezzatura necessaria per un collegamento veloce ad internet anche in condizioni atmosferiche sfavorevoli, per poi passare alla fase successiva di scambio didattico-professionale tra studenti-docenti italiani e studenti-docenti camerunensi. Lo scopo è quello di creare una interdipendenza culturale tra due mondi lontani geograficamente tra di loro. L’Educazione digitale nel mondo globalizzato non può non tener conto di quelle realtà che non hanno le stesse opportunità del mondo occidentale e che tuttavia aspirano ad essere in rete e migliorare la loro condizione di vita. La foto che vedete in alto l’ho scattata io stesso in Angola due anni fa, in una remota regione interna, raggiungibile solo con un’unica strada coperta ancora da mine antiuomo. Questo bambino vive in capanne fatte di paglia e fango e proprio con il fango si è costruito un cellulare per gioco: in quel villaggio non arriva l’energia elettrica, non arriva l’acqua, non ci sono scuole, se non quelle degli istituti religiosi che non bastano però per tutti i bambini del villaggio. In queste realtà presto arriverà internet tramite rete gsm, i cellulari ci sono già; su questi “mondi altri” le nostre scuole, i nostri oratori potrebbero aprire delle finestre, per aiutare sia i giovani “ricchi” che quelli “poveri”, a uscire dai loro piccolo mondi fatti di “benessere tecnologico” gli uni, e di “povertà culturale” gli altri. “Gemellaggi digitali solidali”, piccoli miracoli che la rete può rendere oggi possibili.

Il digiuno e l’educazione alla rinuncia

aprile 2nd, 2010 by luca paolini

Colgo l’occasione del Venerdi Santo per fare una piccola riflessione sul digiuno e sull’educazione alla rinuncia, prima di andare in pausa per la festività di Pasqua. Non sono io a dirlo ma ormai è una opinione condivisa, come sia sparita dal vocabolario, almeno nel mondo occidentale, la parola rinuncia. Se questo è vero per il mondo degli adulti tanto più lo è per i nostri ragazzi, cresciuti in una società opulenta dove il sacrificio non è contemplato. Eppure il cristianesimo e di conseguenza la cultura occidentale, si basa su un “sacrificio”, quello di Gesù sulla croce. Negli ultimi due anni si è cominciato a parlare di un nuovo digiuno anche e soprattutto per i giovani, ma non rispetto ai cibi, quanto piuttosto alla loro vita virtuale. Quest’anno su Facebook è stato creato un “Evento” al quale hanno aderito quasi 4000 persone, “Venerdi Santo senza Facebook”. Anche se questo non sarà il digiuno prescritto per questi giorni dalla Chiesa, è importante tornare a parlare una lingua adatta ai più giovani cominciando con questi piccoli gesti molto concreti, che educano comunque al senso della rinuncia. Mi auguro che il discorso possa continuare ed essere approfondito in altre sedi, nel frattempo vi saluto ringraziandovi e augurandovi una buona Pasqua in Cristo Risorto.

Il mondo in 3D

marzo 31st, 2010 by luca paolini

Il 3D, l’alta definizione, la realtà aumentata, sono i nuovi linguaggi con i quali presto, educatori e studenti dovranno fare i conti. La possibilità di entrare in un video, in una immagine, di muoversi in uno scenario tridimensionale offre senza dubbio enormi possibilità di comunicazione. Immaginiamoci di entrare in un filmato girato in Terra Santa e vivere l’esperienza dell’incontro con la realtà in cui visse Gesù. L’ingresso del 3D nelle case prima, e nelle scuole dopo, sarà dunque una vera e propria rivoluzione nel modo di concepire la comunicazione, al pari forse del cinema e della televisione, che permisero l’ingresso delle immagini in movimento; ricordiamoci l’effetto che fece la prima proiezione del film dei fratelli Lumiere sui presenti in sala. Ma il 3D offre anche spunti interessanti per ripensare ad esempio il libro di testo, si parla in questi giorni dell’arrivo dei libri 3D che tramite speciali occhialini si animeranno di immagini tridimensionali, video e animazioni. Anche per l’ostensione della Sacra Sindone si è discusso dell’utilizzo di speciali occhialini che permetterebbero una visione 3d del telo sindonico. La tridimensionalità entra dunque non solo nelle nostre scuole, ma anche forse nelle nostre chiese; con il vantaggio di permettere un’esperienza di partecipazione all’immagine più forte rispetto al passato, ma forse con lo svantaggio di perdere contatto con la realtà che ci circonda, specie se dovremo indossare occhiali speciali. Vero è che tra qualche anno per i nostri giovani vedere immagini e video bidimensionali, sarà come vedere adesso vecchi film in bianco e nero, senza dubbio belli ma solo per amanti del genere.

Il dono dell’ubiquità

marzo 29th, 2010 by luca paolini

Un tempo era prerogativa dei grandi Santi, la cosidetta bilocazione o ubiquità, l’essere cioè in più parti nello stesso istante; scherzi a parte, oggi invece si torna a parlare di ubiquità a proposito dei nuovi media (specialmente cellulari, palmari, netbook) che permettono la connessione alla rete sempre e ovunque ci si trovi. L’abbattimento dei costi e la portabilità in termini di spazio e peso, sono i principali fattori che hanno aiutato la loro rapida diffusione specialmente nel mondo giovanile. Anche lo sviluppo delle reti mobili, 3G e Wi-Fi, hanno favorito la possibilità di essere “always connect”. A scuola e nelle università, si parla già di “Ubiquitous Learning”, l’apprendimento “in ogni momento e in ogni luogo”; superando lo spazio fisico dell’aula, lo studente può essere in diversi luoghi nello stesso istante: rispondere ad una email, controllare il proprio profilo su facebook, fare una ricerca che in quel momento gli è stata assegnata dall’insegnante, vedere un video… Questo pone però non pochi problemi per le nostre istituzioni scolastiche, poco attrezzate dal punto di vista tecnologico e ancorate a vecchi schemi di insegnamento/apprendimento. Ma pone anche altri problemi legati all’utilizzo in classe di cellulari e computer di ultima generazione magari dotati di webcam, problemi principalmente di privacy. Eppure stiamo andando in questa direzione.

E’ bene cominciare dunque ad educare i bambini fin da piccoli ad un corretto utilizzo di cellulari, computer, social network. Se gli insegnanti del futuro saranno più facilitatori del processo di apprendimento con le nuove tecnologie, che non vecchi trasmettitori del sapere, bisognerà che si trovino davanti studenti in grado di saper gestire le libertà che vengono loro concesse. E l’uso didattico dei cellulari in classe è sicuramente una di queste.

Fonte immagine: Punto Informatico

I giovani e i social network

marzo 26th, 2010 by luca paolini

In questi giorni mi sono divertito a scuola a fare un sondaggio tra i miei alunni dell’ora di religione sull’uso di Facebook e dei social network in generale. Ho posto loro alcuni semplici domande alle quali sono stati ben contenti di rispondere, visto che a questo argomento sono molto interessati e a scuola non ne parlano mai con gli insegnanti. Alla base della mia inchiesta il desiderio di capire come i social network, Facebook in primis, cambino le abitudini, il modo di pensare, il modo di relazionarsi dei giovani di oggi. Le risposte che hanno dato i ragazzi fotografano abbastanza bene e in parte spiegano quello che sta succedendo alle giovani generazioni di nativi digitali. Premesso che i risultati del sondaggio sono del tutto opinabili, perchè frutto di un campione di giovani molto limitato, ciò che è emerso si può sintetizzare così:

1 – Gli adolescenti passano in media 1,30-2,00 ore al giorno sui social network
2 – I motivi principali per cui si entra in un social network sono:
a) per giocare
b) per chattare
c) per condividere foto, filmati e frasi
d) per conoscere nuovi amici
3 – I social network aiutano ad avere e ad essere più amici, a fare conoscenze che poi diventano reali, a recuperare amici persi, ad essere più estroversi e meno timidi, ad aprirsi di più, aiutano ad essere più pazienti.
4 – I social network sono una fonte di informazione per ciò che avviene nel mondo, aiutano a conoscere i problemi dell’ambiente, della violenza e rende più consapevoli di ciò che ci circonda
5 – Alla domanda se i social network possono aiutare ad essere migliori, peggiori o nessuna delle due, gran parte degli adolescenti sostiene che rende migliori oppure non influisce sul proprio modo di essere, solo in pochi sostengono che i social network possano influire negativamente sul proprio carattere.
6 – L’iscrizione a gruppi di tipo socio-umanitario porta a conoscere situazioni ed emergenze prima ignorate. Per alcuni però la condivisione di link per cause come anche l’iscrizione a questi gruppi sarebbe inutile perchè non porta ad un cambiamento immediato della situazione denunciata.

Prima considerazione da fare è che i social network, che lo si voglia o no, sono per la maggior parte degli adolescenti una esperienza significativa, al pari di altre esperienze della loro vita reale (scuola, sport, amici…); proprio per questo forse tendono a mitizzare lo strumento vedendone solo gli aspetti positivi, che comunque ci sono, e a non considerare quelli negativi altrettanto possibili. Seconda considerazione è che non essendoci molti spazi aggregativi oltre alla scuola, i social network stanno diventando per gli adolescenti un modo per coltivare e accrescere le loro amicizie. Terza considerazione che non emerge dal sondaggio ma che traggo dai colloqui fatti con loro, è che i genitori, salvo rari casi, non riescono a educarli ad un uso consapevole del mezzo, perchè non lo conoscono e i giovani in genere diffidano di chi parla loro senza cognizione di causa solo per fare una classica “romanzina”. Quarta ed ultima considerazione: forse è ancora presto per capire come questo modo nuovo di entrare in relazione con persone ed eventi da parte dei giovani, cambierà il volto delle società occidentali nel prossimo futuro; in questa fase però una cosa importante la possiamo fare, possiamo metterci ad ascoltare i giovani, possiamo “incarnarci” nella loro realtà per capire le attese, le domande che emergono da questo desiderio di stare in rete, di “esserci”, di “essere insieme”, che caratterizza la loro vita digitale in questo tempo e in questo “luogo – non luogo”, in cui siamo chiamati come testimoni ad annunciare la “buona notizia” che salva.