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Scuola Digitale? Una scuola aperta al mondo…

mercoledì, aprile 7th, 2010

La possibilità di colmare le distanze geografiche, grazie all’uso della rete, offre anche grandi opportunità di colmare la distanza culturale tra i giovani del mondo occidentale e i giovani dei paesi in via di sviluppo. Negli ultimi due anni sono stati avviati dei progetti di “ponte digitale” tra scuole italiane e scuole africane grazie ad associazioni che lavorano nel campo dell’e-inclusion e della educazione alla mondialità. Una prima esperienza in questo ambito è stata quella di offrire alle scuole del Camerun l’attrezzatura necessaria per un collegamento veloce ad internet anche in condizioni atmosferiche sfavorevoli, per poi passare alla fase successiva di scambio didattico-professionale tra studenti-docenti italiani e studenti-docenti camerunensi. Lo scopo è quello di creare una interdipendenza culturale tra due mondi lontani geograficamente tra di loro. L’Educazione digitale nel mondo globalizzato non può non tener conto di quelle realtà che non hanno le stesse opportunità del mondo occidentale e che tuttavia aspirano ad essere in rete e migliorare la loro condizione di vita. La foto che vedete in alto l’ho scattata io stesso in Angola due anni fa, in una remota regione interna, raggiungibile solo con un’unica strada coperta ancora da mine antiuomo. Questo bambino vive in capanne fatte di paglia e fango e proprio con il fango si è costruito un cellulare per gioco: in quel villaggio non arriva l’energia elettrica, non arriva l’acqua, non ci sono scuole, se non quelle degli istituti religiosi che non bastano però per tutti i bambini del villaggio. In queste realtà presto arriverà internet tramite rete gsm, i cellulari ci sono già; su questi “mondi altri” le nostre scuole, i nostri oratori potrebbero aprire delle finestre, per aiutare sia i giovani “ricchi” che quelli “poveri”, a uscire dai loro piccolo mondi fatti di “benessere tecnologico” gli uni, e di “povertà culturale” gli altri. “Gemellaggi digitali solidali”, piccoli miracoli che la rete può rendere oggi possibili.

iEducAzione a quale prezzo?

mercoledì, marzo 3rd, 2010

L’ingresso delle nuove tecnologie nel mondo dell’educazione pone alcuni problemi di ordine etico e morale, soprattutto laddove la disuguaglianza sociale è ancora una realtà di fatto. Non sto parlando dei paesi in via di sviluppo, dove il digital divide è evidente e dove però si stanno già pensando soluzioni a basso costo per fornire la tecnologia ai bambini più poveri; mi riferisco piuttosto allo “svantaggio mediale” di casa nostra, a quei giovani che non sono cresciuti con la tecnologia a portata di mano, e che già adesso soffrono la distanza con i loro coetanei più “attrezzati” o, per dirla tutta, più “ricchi”. Sto parlando dei nuovi poveri, dei figli di immigrati, per la maggior parte sprovvisti di un computer e di ogni altra apparecchiatura elettronica. Non è fantasia purtroppo, chi vive nelle scuole di frontiera lo sa bene. Mi viene in mente la frase che disse una povera donna a un Lorenzo Milani ancora giovane, e non ancora prete, che mangiava beatamente un panino in una zona degradata di Firenze: “Non si mangia il pane bianco nelle strade dei poveri!”. Bisogna stare attenti quando si parla di nuove tecnologie, sia come educatori, che come Chiesa, ad accogliere tutti, anche coloro che al momento soffrono per questa mancanza.

Mi chiedo se le nostre parrocchie, le nostre diocesi non dovrebbero mettere a disposizione dei giovani “spazi di connessione” alla rete, gratuiti, protetti, educativamente propositivi ed efficaci. Occasione per dimostrare ancora una volta la vicinanza e l’attenzione della comunità ecclesiale ad un problema rilevante come quello del mondo giovanile più indigente.

Al tempo stesso promuovere una cultura dell’open source, del computer a basso costo, come quelli che Negroponte sta proponendo ai paesi poveri. Una sorta di “Carità Digitale” mi verrebbe da dire, e la Chiesa sono sicuro saprebbe fare bene in questo senso. Nel video qui sotto, viene illustrato il progetto “Pc nello Zainetto”, per fornire gli alunni di un computer low cost come sviluppo, anche nella scuola italiana, dell’idea di Negroponte.