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Podcast: la chiesa e la scuola vanno in onda

lunedì, aprile 12th, 2010

Uno dei linguaggi emergenti nell’era crossmediale è indubbiamente l’uso del Podcast (Personal Option Digital Casting), come forma di comunicazione diretta, orizzontale e veloce. Il podcast, brevi trasmissioni audio di commento o lettura di brani, costituisce uno degli esempi più evidenti di quello che è stato chiamato in linguaggio 2.0, “User Generated Content” (contenuti generati dagli utenti). Se ne è cominciato a parlare con l’avvento dei primi iPod e con la possibilità di portare sempre con sè le trasmissioni o i file audio, da ascoltare in macchina, in autobus, in treno ecc… Uno dei primi podcast del mondo cattolico è stato quello ante-litteram del Card. Arinze, che già nel 2007 aveva realizzato il suo blog con la possibilità di ascoltare e scaricare le omelie della domenica. In questi ultimi tre anni i podcast cattolici sono cresciuti di numero e di qualità, tanto che oggi sul più popolare programma di iscrizione ai Podcast, iTunes, si trovano quelli di sacerdoti, di movimenti giovanili, e anche la Radio Vaticana ha il suo podcast. Basta scorrere questa lista per rendersi conto di quanto il podcast sia diventato uno strumento e un linguaggio familiare nelle nostre parrocchie, movimenti e associazioni ma anche per il singolo credente che vuol far sentire la propria voce. D’altra parte proprio per la sua economicità (a costo zero) e per la sua praticità, il podcast, può essere usato in parrocchia o in diocesi al posto o a integrazione della classica radio. Si possono mettere online notizie di eventi sia parrocchiali che diocesani, può sostituire almeno per quanto riguarda l’utenza giovanile, il vecchio giornalino di carta che veniva distribuito in chiesa la domenica mattina. I giovani possono portarsi nel loro lettore mp3 le omelie del Vescovo (come quelle fatte in passato dal Card. Tettamanzi per la Quaresima su Youtube), le letture della settimana (come avviene per il podcast sul sito della Diocesi di Milano e su quello delle Edizioni Paoline). I ragazzi e i gruppi giovanili possono rendersi loro stessi autori di podcast, leggendo e raccontando le loro esperienze formative, il loro punto di vista su quello che avviene nel mondo, ecc…

La scuola in questo senso non è da meno. Come strumento prevalentemente audio, viene usato per creare audiolibri letti dagli stessi ragazzi, per creare radio-giornali di classe e come un ottimo strumento per cimentarsi con le lingue. Il bello del podcast è che si tratta di uno strumento “democratico”, perchè avvicina l’insegnante agli alunni e gli alunni tra di loro; per realizzare un podcast ci deve essere un vero lavoro di equipè: chi prepara i dialoghi, chi legge, chi inserisce il podcast online e così via. I ragazzi entrano a far parte del processo di apprendimento guidati dal loro insegnante.

Il podcast costituisce dunque una nuova forma di comunicazione che trova nei giovani possibili autori-fruitori; è la storia che va avanti che cambia linguaggi e modalità di trasmissione di contenuti, possiamo però dire che la chiesa e la scuola gli stanno andando volentieri incontro.

Il mondo in 3D

mercoledì, marzo 31st, 2010

Il 3D, l’alta definizione, la realtà aumentata, sono i nuovi linguaggi con i quali presto, educatori e studenti dovranno fare i conti. La possibilità di entrare in un video, in una immagine, di muoversi in uno scenario tridimensionale offre senza dubbio enormi possibilità di comunicazione. Immaginiamoci di entrare in un filmato girato in Terra Santa e vivere l’esperienza dell’incontro con la realtà in cui visse Gesù. L’ingresso del 3D nelle case prima, e nelle scuole dopo, sarà dunque una vera e propria rivoluzione nel modo di concepire la comunicazione, al pari forse del cinema e della televisione, che permisero l’ingresso delle immagini in movimento; ricordiamoci l’effetto che fece la prima proiezione del film dei fratelli Lumiere sui presenti in sala. Ma il 3D offre anche spunti interessanti per ripensare ad esempio il libro di testo, si parla in questi giorni dell’arrivo dei libri 3D che tramite speciali occhialini si animeranno di immagini tridimensionali, video e animazioni. Anche per l’ostensione della Sacra Sindone si è discusso dell’utilizzo di speciali occhialini che permetterebbero una visione 3d del telo sindonico. La tridimensionalità entra dunque non solo nelle nostre scuole, ma anche forse nelle nostre chiese; con il vantaggio di permettere un’esperienza di partecipazione all’immagine più forte rispetto al passato, ma forse con lo svantaggio di perdere contatto con la realtà che ci circonda, specie se dovremo indossare occhiali speciali. Vero è che tra qualche anno per i nostri giovani vedere immagini e video bidimensionali, sarà come vedere adesso vecchi film in bianco e nero, senza dubbio belli ma solo per amanti del genere.

Sempre più “touch”

lunedì, marzo 15th, 2010

Il 2010 è stato già definito l’anno dei Tablet, non solo per l’uscita dell’iPad di Apple, ma anche perchè entro la fine dell’anno è prevista una vera e propria invasione di computer mobili touch o meglio multi-touch, che, lo si voglia o no, saranno lo standard dei prossimi anni. L’esperienza di comunicazione con il computer diventerà sempre più “touchable” cioè “toccabile”, come già era successo per i telefoni cellulari dopo l’uscita dell’iPhone e come era stato profetizzato da film come Minority Report. Già oggi chi è abituato ad usare un telefono touch quando ha in mano un vecchio telefono cellulare con i classici tasti, è portato quasi istintivamente a toccare lo schermo senza ottenere ovviamente, nessuna risposta dal dispositivo. Il “touch” è un meta-linguaggio sicuramente più immersivo rispetto ai classici tastiera e tasti, che sembrano ormai sul viale del tramonto; è più immediato, più diretto, ciò che si vede si tocca e si modifica, un po’ come avviene poi nella vita reale, in cui tutto ciò che vedo, bene o male, lo posso anche toccare e manipolare. Dovrà essere un argomento da approfondire nelle sedi opportune (università, ecc..), anche nella sue implicazioni esistenziali, cioè del rapporto uomo-macchina, oltrechè fisiche. Il mercato comunque andrà avanti e fra poco, anzi a me è già successo, i giovani vedranno come vecchio tutto ciò che non è “touch”. Allora viene da chiedersi, è giusto assecondare questo modo di rapportarsi alla tecnologia che avanza? Il vecchio no, il nuovo si?! La nostra fede si basa su qualcosa che è “vecchio” ma ancora vivo e attuale come quando è nato. Questo processo di “invecchiamento rapido”, iniziato con la società dei consumi, è inesorabile e non saremo certo noi a fermarlo, però come educatori dovremmo richiamare i nostri giovani ad un consumo sobrio e ragionevole della tecnologia; i dispositivi touch sono solo l’ultimo esempio di quello che è accaduto in passato per le consolle di videogiochi, per i televisori, per i lettori mp3, che oggi costituiscono le cianfrusaglie nelle case del mondo occidentale. Tuttavia c’è da dire che ai fini dell’istruzione i dispositivi di nuova generazione possono sicuramente costituire un valido supporto negli apprendimenti, anche per i bambini più piccoli. Opportunamente dosati e controllati, sono sicuro che saranno una opportunità per gli educatori di farne un tesoro per il loro lavoro.


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Come cambia la scrittura nell’era crossmediale

venerdì, marzo 12th, 2010

L’uso delle apparecchiature digitali, specialmente dei cellulari e del computer, ha modificato o sta modificando, il modo con il quale i ragazzi scrivono e in generale la comunicazione attraverso la rete. Dal linguaggio verbale proprio della vita reale e della televisione, si sta tornando all’uso massiccio della scrittura, per inviare un sms, chattare su msn, scrivere nei forum, scrittura spesso accompagnata da immagini che completano il testo. La parola d’ordine è “essenzialità”: scrivere in poco spazio, con pochi caratteri, 140 su twitter, 160 per un sms ed eventualmente inserire una immagine o un emoticon (una faccina) che aiuti a rappresentare graficamente quello che vogliamo esprimere. “Dmn matt nn c’è scl, se c 6 c vdm x andare in città, porta qlcn, c si vd + o – alle 9 anke se piove”, questo è un messaggio tipico dei nostri giovani che, costretti a rientrare nello spazio fornito loro dalle tariffe dell’operatore mobile, hanno imparato a comunicare così, anche a scuola quando si mandano i bigliettini tra un’ora e l’altra. Si ricorre ai simboli +, -, x, alle contrazioni delle parole generalmente togliendo le vocali, “semitizzando” in questo modo la scrittura (le lingue semitiche scritte non hanno infatti le vocali) e si fa ampio uso dei numeri, 6 e 8. A lungo andare questo modo di comunicare potrebbe creare mutamenti nella lingua scritta, se si pensa che a scuola si lamenta già la presenza nei temi e nelle dissertazioni scritte di queste forme abbreviate. Più raramente ciò avviene nelle Università ma è solo questione di tempo. Se è vero che l’espressione linguistica condiziona però anche il modo di pensare e di ragionare, allora il rischio o la semplice conseguenza di tutto ciò, potrebbe essere l’evoluzione di un pensiero sintetico, schematico, essenziale. A questo si aggiungerebbero gli effetti di una ormai assodata pratica del multitasking, cioè del compiere più azioni contemporaneamente (scrivere un sms, guardare la tv, giocare ad un videogioco e rispondere ad una mail), che porta con se a quanto sembra, distrazione, incapacità di fermarsi a riflettere, “velocità” del pensiero piuttosto che “profondità” di pensiero.

La comunità scientifica è divisa tra coloro che paventano un futuro in cui le capacità di analisi e di memorizzazione verranno meno, perchè depositate in internet, e coloro che invece vedono anche delle opportunità per lo sviluppo di un pensiero non più “lineare, sequenziale” come era quello delle vecchie generazioni, ma “ipertestuale” e per questo capace di affrontare le sfide della complessità del mondo che verrà. Nel frattempo genitori ed educatori non possono far altro che affidarsi ancora una volta al buon senso, aiutando i ragazzi e spiegando loro che è possibile utilizzare linguaggi diversi in ambienti diversi, che non bisogna sempre ridurre un discorso o una riflessione a poche semplici frasi, che non è bene fare un uso consumistico dei media a danno della riflessione e della concentrazione. Poche semplici regole che però possono aiutare i giovani a vivere nel loro mondo e nel loro tempo, con consapevolezza e responsabilità.