A quasi due mesi dall’inizio del convegno Testimoni Digitali, nel primo articolo di questo blog intitolato “iEducazione”, mi piacerebbe ripartire dal significato antico, ma spesso dimenticato, della parola “Educazione” che nel nostro caso, è preceduto da una piccola “i” per sottolineare il cambiamento in atto nel mondo dell’educazione e dell’istruzione che vedremo tra poco. L’enciclopedia Treccani fornisce la seguente definizione di “Educare”: dal lat. educare, intens. di educĕre «trarre fuori, allevare», comp. di e-1 e ducĕre «trarre, condurre». Possiamo dunque affermare, ma è cosa nota ai più, che l’“educazione” quella vera, è una azione intesa appunto a “educere”, cioè a tirar fuori, a far emergere, a valorizzare ciò che in potenza è già presente nella persona da educare. Altro è considerare invece l’”educando” come un vaso vuoto da riempire o da plasmare come potrebbe fare un vasaio, si parla in questo caso di scuola trasmissiva. Oggi molti educatori sono però ancora convinti, almeno nei fatti, che educare significhi proprio questo, trasmettere la conoscenza e ottenere delle risposte finalizzate alla corresponsione di un voto, ritornato da poco ad essere numerico in tutti gli ordini di istruzione. Una scuola così non ha futuro.
Oggi più che mai pensare ad una educazione di tipo trasmissivo, cioè che considera l’alunno un “contenitore”, è lontano anni luce da quello di cui i ragazzi hanno bisogno (l’acquisizione di competenze) e di cui la società ha bisogno (di cittadini capaci di affrontare le sfide della complessità e del mondo globale). Lo scollamento generazionale che è sempre esistito in passato, si è acuito con l’arrivo dei nuovi media digitali che vedono gli alunni “attori digitali” (adesso è di moda parlare di “Nativi Digitali”), capaci di relazionarsi al mondo (quello della comunicazione) che è cambiato e in qualche modo dominarlo, e gli insegnanti-educatori invece “spettatori digitali” (o anche definiti “Immigrati Digitali”), spaventati o peggio ancora saldamente ancorati ad un modo vecchio di fare didattica.
Oggi l’alunno arriva a scuola con un bagaglio di conoscenze-competenze che devono in qualche modo essere valorizzate e apprezzate, ed una vera educazione non può più prescindere da una immersione profonda in questa realtà digitale per comprenderla e all’occorrenza trascenderla. Ecco allora perché alla parola “Educazione”, nel titolo di questo blog è stata messa un “i”, che similmente alle parole iPhone, iPad, iTunes, iPod, iMac ecc…, cambia il significato della parola “Educazione” con quello di “Educazione interattiva” (tramite l’interattività) o anche “Educazione tramite internet”, tramite la rete. Temi che avremo modo e tempo di riprendere in questo blog. Intanto vi consiglio di vedere questo video sui rischi di una educazione, che in nome di una mera trasmissione di contenuti, uccide la creatività fin dai primi anni di scuola, e non è capace di trovare la chiave per aiutare il ragazzo a realizzarsi nella sua pienezza.
Ho un’ esperienza personale da raccontarvi a questo proposito. Anni fa un mio alunno venne bocciato in prima, poi in seconda e infine anche in terza media. E’ stato sei anni alle scuole medie ed è stato mandato via senza aver acquisito le competenze di base nei diversi ambiti disciplinari. Qualche anno dopo è diventato campione nazionale di ballo da sala, ma alla scuola questo non interessava…