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2° Congresso Nazionale della SIREM sull’Educazione con i Nuovi Media

giovedì, marzo 4th, 2010

Vi volevo segnalare il congresso nazionale della “Società Italiana di Ricerca sull’Educazione Mediale”, “Media – Tecnologie – Scuola”, che si svolgerà a Roma il 25 e 26 Marzo prossimi. Con il patrocinio di WeCa (Webmaster Cattolici), il Congresso affronterà le tematiche legate all’uso dei media e delle tecnologie nella didattica. Il programma è molto ricco, ci saranno interventi del Prof. Rivoltella dell’Università Cattolica, di altri docenti universitari sempre legati alla Sirem, di esponenti del Miur e dell’Ansas.

All’interno delle due giornate anche esperienze didattiche concrete legate al progetto Cl@ssi 2.0. Una buona occasione per riflettere sulle tematiche che stiamo affrontando in parte anche su questo blog.

Fra noia e competenze digitali

lunedì, marzo 1st, 2010

“Se la noia fosse un fossile la scuola sarebbe un museo”, con queste parole uno studente italiano descrive la sua giornata a scuola. La noia, è facile intuirlo, nasce da una scollatura piuttosto drammatica, nel vissuto quotidiano dei nostri giovani, e cioè tra il loro stare a scuola e il resto della loro giornata. A scuola passivi uditori di monologhi “unimediali”, cioè che usano spesso un solo canale di comunicazione, la voce dell’insegnante, a casa attivi fruitori, e al tempo stesso generatori, di contenuti “multimediali”, nei quali i canali di comunicazione differiscono e si intrecciano tra loro. Ma forse la noia non è l’unico problema e sicuramente non è quello più importante. Che la noia faccia parte della vita, è bene che i ragazzi comincino a sperimentarlo già da piccoli, non è mai stato divertente studiare e impegnarsi a fondo in una attività disciplinare. E non è bene neanche che si abituino al “consumismo didattico”, cioè ad avere sempre qualcosa di nuovo e divertente da fare. Tuttavia quello che forse è importante sottolineare è che la distanza che si è venuta a creare negli ultimi anni tra i due mondi nei quali i ragazzi passano la loro vita, la scuola e la loro casa, rischia di compromettere la formazione di futuri cittadini capaci di padroneggiare le tecnologie dell’informazione e quindi in grado di soddisfare le richieste del mercato del lavoro. E’ anche per questo che l’UE già da anni sta investendo sulla formazione digitale delle nuove generazioni; le competenze digitali rientrano infatti tra le competenze chiave di cittadinanza uscite dalle Raccomandazioni del Consiglio Europeo del dicembre 2006.

Anche la scuola italiana si sta attrezzando con le LIM (Lavagne interattive multimediali) e con il Progetto Cl@ssi 2.0 sul quale ritorneremo in seguito. La finalità di tutto questo è rimotivare lo studente alla scuola, ma anche fornirlo di quel background tecnologico che lo possa sostenere nel corso degli studi. Il video che ho inserito qui sotto, in modo forse un po’ perentorio, invita a riconsiderare l’insegnamento a partire dall’uso delle nuove tecnologie che ormai fanno parte del vissuto dei ragazzi e che possono arricchire il fare scuola nel XXI secolo.

Fonte immagine

“Autorità” o “Autorevolezza” nella scuola digitale che verrà?

mercoledì, febbraio 24th, 2010

In molti si stanno chiedendo, in questo periodo di innovazioni digitali, dove dirigere il rapporto tra educatori ed educandi nell’immediato futuro, caratterizzato dall’ingresso delle tecnologie soprattutto nel mondo dei giovani. Cioè ci si chiede se le tecnologie orizzontalizzanti, democratiche, “alla pari”, potranno aiutare una nuova stagione di relazione tra alunni e docenti oppure il contrario. Si torna qui ad un vecchio concetto forse mai ben applicato nel mondo della scuola perché legato alla persona più che al ruolo, che è quello di autorevolezza. Il bravo educatore è autorevole non autoritario. Questo era vero ieri ed è vero anche oggi. Che ruolo può avere la tecnologia in tutto questo? L’insegnante che entra in relazione con i suoi alunni tramite un Social Network, che usa l’ipod a scuola, aumenta o diminuisce in credibilità agli occhi dei suoi ragazzi? Dipende, da molti fattori. Se l’autorevolezza la si conquista sul piano relazionale e non sul ruolo che si riveste, allora le nuove tecnologie possono aiutare, ma certo non sostituirsi al legame interpersonale, di rispetto reciproco, che deve comunque nascere in una relazione asimmetrica come quella della scuola.

L’insegnante “giovanilista” che usa le nuove tecnologie solo per accattivarsi le simpatie dei suoi alunni, senza far si che queste abbiano un senso o siano un esperienza autentica, prima o poi vedrà incrinarsi quel minimo, quella parvenza di autorevolezza che un uso posticcio della didattica con i nuovi media può dare.

Rimane dunque vero che nella scuola che verrà, oltre alle competenze mediali, dovranno essere sviluppate e rimesse in gioco anche quelle relazionali, per far si che l’esperienza educativa conduca ad apprendimenti significativi e alle crescita dell’individuo.

Fonte Immagine: Chiesa Cattolica.it

Un patto per l’iEducazione del terzo millennio

martedì, febbraio 23rd, 2010

Parlando di iEducazione, per quanto riguarda le giovani generazioni, non possiamo lasciare fuori dal discorso l’altra faccia della medaglia che sono gli insegnanti e gli educatori in genere. Sono reduce da un incontro con alcuni insegnanti di religione nel quale si è parlato appunto di come utilizzare le nuove tecnologie nella didattica quotidiana. Un misto di entusiasmo, paura, smarrimento, pervade i docenti nella scuola di oggi. A fronte di una piccola parte di loro/noi pronti a rimettersi in gioco, perchè lo hanno sempre fatto, pronti ad accogliere la sfida di una educazione che sia efficace con i giovani del nuovo millennio, una schiera di persone spaesate o addirittura impaurite di fronte al cambiamento in atto. Non ci sono coordinate precise da seguire al momento, solo alcune sperimentazioni; le difficoltà legate ad un nuovo modo di fare lezione si sommano alla scarsa competenza tecnologica con la quale la maggior parte degli insegnanti si trova a fare i conti. In attesa di una nuova generazione di insegnanti che verrà, si spera, nei prossimi dieci-quindici anni, c’è bisogno di un patto, di una convergenza tra docenti ed alunni. I docenti che vogliono percorrere la strada della multimedialità dovranno avere l’umiltà e il coraggio di farsi aiutare e guidare da chi ne sà più di loro, in questo caso i giovani. Non c’è da preoccuparsi, gli insegnanti hanno tanto da dire anche sul modo con cui utilizzare la rete, specialmente ai giovanissimi, e questo scambio, questa fusione di competenze umane e tecnologiche, porterà, ne sono certo, ad un arricchimento reciproco. Concludo citando una frase di Nicholas Negroponte che sarà presente al convegno di aprile, e che ha lanciato la campagna One Laptop per Child; a chi osservava che gli insegnanti non avrebbero saputo far funzionare i suoi portatili Negroponte risponde:

“Ogni volta che qualcuno mi chiede chi addestrerà gli insegnanti che insegneranno ai bambini come usare i laptop, mi domando da quale pianeta venga! E’ incredibile! Semplicemente incredibile! Perchè tutti noi sappiamo che siamo noi a chiedere ai nostri figli o ai nostri nipoti come si usa questa tecnologia. Il problema dell’addestramento, anche se non mi piace usare questa parola, perché la si usa con i cani non con le persone, è quello di far sì che gli insegnanti diventino sufficientemente sicuri di sè da accettare che siano i bambini a mostrare loro come si usa il laptop”. (N. Negroponte)

Educazione nell’era crossmediale

venerdì, febbraio 19th, 2010

A quasi due mesi dall’inizio del convegno Testimoni Digitali, nel primo articolo di questo blog intitolato “iEducazione”, mi piacerebbe ripartire dal significato antico, ma spesso dimenticato, della parola “Educazione” che nel nostro caso, è preceduto da una piccola “i” per sottolineare il cambiamento in atto nel mondo dell’educazione e dell’istruzione che vedremo tra poco. L’enciclopedia Treccani fornisce la seguente definizione di “Educare”: dal lat. educare, intens. di educĕre «trarre fuori, allevare», comp. di e-1 e ducĕre «trarre, condurre». Possiamo dunque affermare, ma è cosa nota ai più, che l’“educazione” quella vera, è una azione intesa appunto a  “educere”, cioè a tirar fuori, a far emergere, a valorizzare ciò che in potenza è già presente nella persona da educare. Altro è considerare invece l’”educando” come un vaso vuoto da riempire o da plasmare come potrebbe fare un vasaio, si parla in questo caso di scuola trasmissiva. Oggi molti educatori sono però ancora convinti, almeno nei fatti, che educare significhi proprio questo, trasmettere la conoscenza e ottenere delle risposte finalizzate alla corresponsione di un voto, ritornato da poco ad essere numerico in tutti gli ordini di istruzione. Una scuola così non ha futuro.

Oggi più che mai pensare ad una educazione di tipo trasmissivo, cioè che considera l’alunno un “contenitore”, è lontano anni luce da quello di cui i ragazzi hanno bisogno (l’acquisizione di competenze) e di cui la società ha bisogno (di cittadini capaci di affrontare le sfide della complessità e del mondo globale). Lo scollamento generazionale che è sempre esistito in passato, si è acuito con l’arrivo dei nuovi media digitali che vedono gli alunni “attori digitali” (adesso è di moda parlare di “Nativi Digitali”), capaci di relazionarsi al mondo (quello della comunicazione) che è cambiato e in qualche modo dominarlo, e gli insegnanti-educatori invece “spettatori digitali” (o anche definiti “Immigrati Digitali”), spaventati o peggio ancora saldamente ancorati ad un modo vecchio di fare didattica.

Oggi l’alunno arriva a scuola con un bagaglio di conoscenze-competenze che devono in qualche modo essere valorizzate e apprezzate, ed una vera educazione non può più prescindere da una immersione profonda in questa realtà digitale per comprenderla e all’occorrenza trascenderla. Ecco allora perché alla parola “Educazione”, nel titolo di questo blog è stata messa un “i”, che similmente alle parole iPhone, iPad, iTunes, iPod, iMac ecc…, cambia il significato della parola “Educazione” con quello di “Educazione interattiva” (tramite l’interattività) o anche “Educazione tramite internet”, tramite la rete. Temi che avremo modo e tempo di riprendere in questo blog. Intanto vi consiglio di vedere questo video sui rischi di una educazione, che in nome di una mera trasmissione di contenuti, uccide la creatività fin dai primi anni di scuola, e non è capace di trovare la chiave per aiutare il ragazzo a realizzarsi nella sua pienezza.

Ho un’ esperienza personale da raccontarvi a questo proposito. Anni fa un mio alunno venne bocciato in prima, poi in seconda e infine anche in terza media. E’ stato sei anni alle scuole medie ed è stato mandato via senza aver acquisito le competenze di base nei diversi ambiti disciplinari. Qualche anno dopo è diventato campione nazionale di ballo da sala, ma alla scuola questo non interessava…