Posts Tagged ‘social network’

Testimoni nel mondo digitale: alcune semplici regole

venerdì, aprile 16th, 2010

Il rapporto degli educatori con i minori in rete, richiede oggi ancor più che in passato, attenzione e anche una buona dose di precauzione. Sia come operatori nel mondo della scuola, che come operatori pastorali, catechisti, animatori ecc…, nelle relazioni mediali, considerando che i bambini cominciano a iscriversi a Facebook già in quarta elementare, si devono seguire delle poche semplici regole, dettate più che altro dal buon senso e dalla saggezza dell’età adulta. Perchè da una parte la scuola, la chiesa stessa, invitano sempre di più gli educatori a entrare nel mondo dei giovani e utilizzare i nuovi media per relazionarsi con loro, dall’altra non essendoci regole chiare in proposito, si rischia che qualche genitore non approvi che si possa fare istruzione o educazione anche sul web con i loro figli. Prendiamo come esempio il social tetwork del momento, Facebook, dove è facile che gli alunni o i ragazzi del catechismo ci chiedano l’amicizia. Le possibilità possono essere solo due, o si accetta o non si accetta, sia che si tratti del nostro unico profilo, sia che si tratti di un altro account creato ad hoc per la scuola o per la parrocchia. Non accettare sinceramente mi sembrerebbe un venir meno allo spirito che anima il web 2.0 e l’entusiasmo con il quale i ragazzi vogliono che estendiamo la nostra amicizia verso di loro anche sul web. Accettare però significa avere la possibilità di rapportarsi a loro in modalità “uno a uno” che non è consigliabile specialmente con i più piccoli. Che fare allora? La soluzione a mio avviso risiede in un atteggiamento trasparente, corretto, anche nei confronti dei genitori, che devono essere informati nelle sedi più opportune, in parrocchia la domenica, a scuola nei ricevimenti o nei consigli di classe. Contestualmente è bene sempre far riferimento anche al Dirigente Scolastico o al Parroco. Un eccesso di prudenza in questi casi non è mai troppo. E anche nel caso in cui non ci siano, da parte dei genitori, ostacoli di nessun genere, come spesso succede, il consiglio è quello di scegliere bene la modalità di relazione tramite posta, messaggi in bacheca, commenti ecc… Personalmente mi sembra che l’invio generico di comunicazioni a tutti indistintamente (lezioni, avvisi, segnalazioni di materiali online, video ecc…) possa essere una strada percorribile, preferendo così la modalità “uno a molti”. Fatte salve queste poche semplici regole, sono sicuro che ognuno sceglierà le proprie strade per dialogare al meglio sul web con i ragazzi che gli sono affidati, basta però che le modalità siano state concordate e decise a priori, per la serena e pacifica convivenza e lavoro di tutti, educatori, genitori e figli.

I giovani e i social network

venerdì, marzo 26th, 2010

In questi giorni mi sono divertito a scuola a fare un sondaggio tra i miei alunni dell’ora di religione sull’uso di Facebook e dei social network in generale. Ho posto loro alcuni semplici domande alle quali sono stati ben contenti di rispondere, visto che a questo argomento sono molto interessati e a scuola non ne parlano mai con gli insegnanti. Alla base della mia inchiesta il desiderio di capire come i social network, Facebook in primis, cambino le abitudini, il modo di pensare, il modo di relazionarsi dei giovani di oggi. Le risposte che hanno dato i ragazzi fotografano abbastanza bene e in parte spiegano quello che sta succedendo alle giovani generazioni di nativi digitali. Premesso che i risultati del sondaggio sono del tutto opinabili, perchè frutto di un campione di giovani molto limitato, ciò che è emerso si può sintetizzare così:

1 – Gli adolescenti passano in media 1,30-2,00 ore al giorno sui social network
2 – I motivi principali per cui si entra in un social network sono:
a) per giocare
b) per chattare
c) per condividere foto, filmati e frasi
d) per conoscere nuovi amici
3 – I social network aiutano ad avere e ad essere più amici, a fare conoscenze che poi diventano reali, a recuperare amici persi, ad essere più estroversi e meno timidi, ad aprirsi di più, aiutano ad essere più pazienti.
4 – I social network sono una fonte di informazione per ciò che avviene nel mondo, aiutano a conoscere i problemi dell’ambiente, della violenza e rende più consapevoli di ciò che ci circonda
5 – Alla domanda se i social network possono aiutare ad essere migliori, peggiori o nessuna delle due, gran parte degli adolescenti sostiene che rende migliori oppure non influisce sul proprio modo di essere, solo in pochi sostengono che i social network possano influire negativamente sul proprio carattere.
6 – L’iscrizione a gruppi di tipo socio-umanitario porta a conoscere situazioni ed emergenze prima ignorate. Per alcuni però la condivisione di link per cause come anche l’iscrizione a questi gruppi sarebbe inutile perchè non porta ad un cambiamento immediato della situazione denunciata.

Prima considerazione da fare è che i social network, che lo si voglia o no, sono per la maggior parte degli adolescenti una esperienza significativa, al pari di altre esperienze della loro vita reale (scuola, sport, amici…); proprio per questo forse tendono a mitizzare lo strumento vedendone solo gli aspetti positivi, che comunque ci sono, e a non considerare quelli negativi altrettanto possibili. Seconda considerazione è che non essendoci molti spazi aggregativi oltre alla scuola, i social network stanno diventando per gli adolescenti un modo per coltivare e accrescere le loro amicizie. Terza considerazione che non emerge dal sondaggio ma che traggo dai colloqui fatti con loro, è che i genitori, salvo rari casi, non riescono a educarli ad un uso consapevole del mezzo, perchè non lo conoscono e i giovani in genere diffidano di chi parla loro senza cognizione di causa solo per fare una classica “romanzina”. Quarta ed ultima considerazione: forse è ancora presto per capire come questo modo nuovo di entrare in relazione con persone ed eventi da parte dei giovani, cambierà il volto delle società occidentali nel prossimo futuro; in questa fase però una cosa importante la possiamo fare, possiamo metterci ad ascoltare i giovani, possiamo “incarnarci” nella loro realtà per capire le attese, le domande che emergono da questo desiderio di stare in rete, di “esserci”, di “essere insieme”, che caratterizza la loro vita digitale in questo tempo e in questo “luogo – non luogo”, in cui siamo chiamati come testimoni ad annunciare la “buona notizia” che salva.

Solo questione di “Facetiquette”?

venerdì, febbraio 26th, 2010

Come educatori e testimoni nel mondo digitale credo ci dobbiamo porre il problema di come essere presenti nel mondo del web e soprattutto nei Social Network, dove le nostre attività sono monitorate e rese pubbliche in ogni istante della giornata. Nel più popolare Social Network del momento cioè Facebook, non si contano più i cattolici, laici, religiosi, secolari che hanno scoperto e sono entrati entusiasticamente in questo mondo della rete sociale.
Una volta si parlava genericamente di Netiquette cioè di un “insieme di norme di comportamento in rete volte a favorire la convivenza e a promuovere il rispetto reciproco”. Nel web 1.0 si riferiva ad esempio un certo comportamento da tenere nell’inviare delle mail, oppure sui forum o nelle chat. Con i Social Network le regole sono cambiate e viene da chiedersi se alla parola “Netiquette” non si debba sostituire quella di “Facetiquette”, cioè di un comportamento corretto di usare la nostra faccia e il nostro nome, perchè poi di questo si tratta, nell’intrattenere relazioni con altri, specialmente con i più giovani. In una testimonianza verace e autentica anche in rete, non è però sufficiente il “bon ton” o se vogliamo la “Facetiquette”, da osservare quando si inviano messaggi o si condividono video. E’ qualcosa di più a mio avviso. Si tratta di offrire un testimonianza di vita, di coerenza, di fede adulta, e non il “fanciullino”, per dirla alla Pascoli, che è dentro ciascuno di noi e che in rete paradossalmente riemerge più che nella vita “reale”. Facebook non è un gioco e tutto ciò che facciamo, diciamo, esprimiamo a parole e non, viene visto, ascoltato, letto da tutti coloro che sono nella nostra rete. Bisogna “essere” innanzitutto per “condividere”, o meglio, condividiamo ciò che siamo.

Ha fatto bene il Papa nel suo messaggio per la 44ª giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, a mettere in guardia contro il “rischio di un’utilizzazione dettata principalmente dalla mera esigenza di rendersi presente, e di considerare erroneamente il web solo come uno spazio da occupare”.

Di questo credo proprio che a volte si tratti.